Ci troviamo geograficamente lontani dal mondo viti-vinicolo classico, stiamo per mettere piede in un continente enorme, caldo ed arido ma anche rigoglioso e vivo. Caratteristiche poliedriche in quel dell’Africa, continente che ha visto nascere e svilupparsi l’antica arte della produzione di vino per poi diffonderla in tutte le civiltà toccate dagli scambi commerciali e culturali.
Oggi parlerò di una regione fondamentale per la storia Indo-Europea moderna: il Sudafrica, ovvero un punto di passaggio indispensabile per il commercio con le indie. Il punto meridionale del continente che viene abbracciato dall’Oceano su due lati presenta ecosistemi che spaziano dalla savana a rigogliose foreste e numerose spiagge, andando proprio verso le spiagge del Capo Occidentale si posso incontrare folti vigneti di cui andremo a scoprire un po’ di storia.

 

Storia

Abbiamo parlato del Sudafrica come polo fondamentale per il commercio tra Oriente ed Occidente e la ragione della sua importanza risiedeva nella necessità di rifornire la navi durante il lungo viaggio. I viveri dei marinai prevedevano, tra le altre cose, una modesta quantità di alcool ma a differenza del cibo che poteva esser prodotto sul posto, si era costretti ad avere costanti rifornimenti di questo.
Come date di riferimento possiamo addurre la fondazione della stazione di rifornimento della Compagnia delle Indie nel 1652, con essa gli europei  portarono la “pianta della civiltà”, ovvero la vite. A poco a poco i governanti olandesi riuscirono a vincere lo scetticismo dei contadini locali che iniziarono a piantare viti, però ci vollero diversi anni per ottenere buoni risultati; per far buon vino servono conoscenze profonde che sul luogo non erano molto diffuse. In “soccorso” della povera popolazione autoctona, tra il 1680 e 1690, arrivarono i missionari Cristiani protestanti dalla Francia, quali migliori maestri si poteva trovare? Contemporaneamente vi era stato il cambio di Governatore che si rivelò essere un appassionato viticoltore. Gli ingredienti del cocktail erano pronti, il mercato esisteva, ed eccoci agli inizi dell’industria viti-vinicola Sudafricana. Negli anni successivi, sino ai giorni nostri, è stata eseguita una costante ricerca volta ad adattare le varietà di uva al clima particolare della regione portandoci a poter gustare vini davvero unici ed interessanti.

 

 

Varietà principali

Come sempre si ritorna ad un discorso economico, un po’ come in tutto il mondo, dove si produce vino si cerca di piantare le varietà più famose e redditizie; quelle che hanno attecchito di più sono robuste e resistenti a climi intermedio-caldi ed anche a forti stress ambientali. Non manca però il Pinot Nero, celebre uva per la sua delicatezza e difficoltà nel produrla. Si può trovare in poche zone e viene principalmente utilizzato nella produzione di vini spumanti con metodo classico, detto Method Cap Clasique.
Ma si sà, la cultivar più nobile ed ambita non poteva essere abbandonata e relegata ai soli spumanti, il desiderio di vederla crescere ha portato nel 1925 alla realizzazione di un incrocio con una varietà più robusta sempre Francese e di grande pregio: il cinsault ( Hermitage ), ecco i natali del pinottage.

 

 

PINOTTAGE

Unica varietà esclusiva del Sudafrica, dopo le iniziali fatiche, sta trovando sempre più successo e richiesta. Le sue caratteristiche lo rendono un vino interessante da non lasciarsi sfuggire, è lavorato in molti stili e questo ci ricorda la poliedricità del pinot nero ma presenta anche un anima robusta, ben espressa nelle varianti invecchiate con lunghi passaggi in botte.

 

 

 

 

 

Fonti ed approfondimenti: https://www.wosa.co.za/home/ ( associazione nazionale non governativa dei produttori di vino sudafricani )