COME HO VISSUTO IL MIO PRIMO THANKSGIVING DAY?

Ho 20 anni, sono italiana e il mio stomaco pure.

Fin da piccolina mi ha sempre affascinata la festa del Thanksgiving, era in ogni film alla tv, e finalmente a 20 anni ho potuto vivere quest’esperienza.

Purtroppo non sono volata io in America, anche perché forse non sarei tornata, ma è l’America che è venuta direttamente da me. Che onore!

Ho la fortuna di avere un amico Californiano che da poco si è trasferito nella mia città. In onore della sua cultura e della sua tradizione, anche se lontano da casa, ha voluto preparare la classica cena del T-Day e farla provare alla nostra compagnia di amici, tutti novellini come me a riguardo.

Ho chiesto fin dall’inizio a questo mio amico, Mark, di rendermi partecipe nella preparazione delle pietanze.

Per prima cosa siamo andati a recuperare il tacchino, 7 kg di animale… ho bisogno di un momento per ripensare allo shock, non avevo mai visto un pennuto, così grande e così pieno di carne. Durante il ritorno verso il forno di casa ho tenuto la mia cena in braccio come un bambino di 4 anni, ero una mamma orgogliosa.

Dai, chi di voi, italiani eh, ha mai visto sulla propria tavola un pollo di 7 kg? Io mai, certo, nella mia famiglia siamo in 4 (quando ci siamo tutti) e non abbiamo mai avuto bisogno di un tacchino così grande, ma resta comunque una cena enorme (infatti ha sfamato circa 10 persone..con il Bis).

Arrivati a casa, con le pinzette ho tolto le piume restanti dal tacchino, era una sensazione un po’ “Spooky” (paurosa/tenebrosa) che non mi ha messa proprio a mio agio.

Successivamente abbiamo iniziato a tagliare tutte le verdure da usare come ripieno. QUI arriva il momento in cui l’Italia si merita 1 minuto di commemorazione per tutte quelle verdure fritte nel BURRO che ho visto affogare quel giorno. Ho guardato la padella per almeno 10 minuti mentre tutta quella bontà sfrigolava in altrettanta bontà, maaaaaa che noi non usiamo in quel modo.

Nel nostro paese il burro viene utilizzato in piccole quantità per dare quel pizzico di sapore in più alle pietanze, esaltarne il gusto e dare quella texture cremosa che magari non riusciamo a ottenere solo con l’utilizzo del nostro grasso vegetale per eccellenza, il Signor Olio Extra Vergine d’Oliva. Ma in America, proprio lì, in quella terra che ha una cultura alimentare TOTALMENTE differente dalla nostra, il burro è come se fosse il nostro olio. Quel giorno, il 28 Novembre 2018, il burro è stato messo: nelle verdure, nei fagiolini, nelle patate dolci, nel purè, nel brodo e nel pane.

La frase che più mi ha dato motivo di preferire la mia Cucina Italiana a quella Americana è stata: “Pensa che ho messo solo ¼ di burro di quello che in realtà ci andrebbe”, OK quando Mark ha esordito con quest’eresia le mie vene si sono strette e si sono rifiutate, stavano già chiedendo pietà.

Un’altra differenza abbastanza importante è stata che a tavola, insieme a tutti i vari contorni salati, c’era anche una teglia di patate dolci, burro, marshmallows e zucchero di canna cotto tutto insieme al forno, era la cosa più dolce e piena di liquido sapor zucchero a velo che io abbia mai assaggiato. Questa, andava messa nel piatto, a modi Self Service, insieme a tutto il resto e accanto al tacchino (dopo 4 ore in forno era finalmente uscito ed era davvero buono, credetemi, l’ho preferito al pollo, era molto succoso, poco secco e un sacco saporito).

Noi italiani, nella vita di tutti i giorni, siamo abituati a sederci a tavola e avere davanti una portata per volta (eccetto per qualche contorno e il pane), invece gli americani -per i grandi eventi- servono tutto in una volta, sta al commensale decidere l’ordine e la quantità, in realtà l’ordine quasi non esiste: il dolce, l’ agro-dolce e il salato si mangiano nello stesso piatto. Ad essere sincera questo servizio non mi entusiasma molto, la tavola è caotica, le mani e le braccia si intrecciano, le tovaglie si sporcano, insomma, sembra la mensa delle elementari.

Detto ciò, l’atmosfera in quella casa era davvero calda e accogliente, il cibo era buono (a prescindere dalle numerose panette di burro), ma nonostante quelle delizie stuzzicanti il mio stomaco mi ha fatto capire che “non è roba da tutti i giorni”, mi ha supplicato di tornare alla classica pasta olio e grana o al pomodoro.

Sarebbe difficile per me sopravvivere ogni giorno della mia vita a quelle quantità spropositate di grassi, zuccheri e carboidrati semplici (a rapido assorbimento, come caramelle, dolci, latte, sciroppi). Un piatto di pasta, all’italiana, offre un ottimo apporto di carboidrati complessi (a lento assorbimento come cereali, pane, riso, pasta, legumi e patate) che aiutano molto l’organismo e il nostro corpo offrendo nutrienti più utili a rilasciare energia durante un tempo più prolungato.

Da italiana che per un giorno ha vissuto quest’esperienza americana posso solo dire che preferisco mille volte uscire da casa della nonna e profumare di Olio, piuttosto che sapere di burro. Una volta ogni tanto è curioso provare la cucina americana, e ve lo consiglio anche perchè è pur sempre un qualcosa di nuovo da aggiungere alla lista delle “cose da fare”, ma state certi che la nostra cultura italiana farà a pugni per prevalere e vincerà al primo Round!

Volendo riepilogare le principali differenze tra le due cucine, sicuramente ci sarebbe:

  • Burro VS Olio d’oliva
  • Mix di gusti nel piatto VS salato e dolce separati
  • Servizio caotico Self-Service VS servizio a portata
  • Carboidrati semplici (danno la carica al momento) VS carboidrati complessi (rilasciano energia lentamente)

Ecco allegate alcune foto originale della mia esperienza:

Se volete approfondire il discordo “Burro/Olio” è disponibile un articolo sul nostro Blog nella categoria Food Facts intitolato “Grassi in Cucina

Se volete approfondire e conoscere meglio, dal punto di vista storico-culturale, la festività del T-Day è disponibile sul nostro Blog un articolo nella categoria Travel Around intitolato “Thanksgiving Day