Ecco qui cinque curiosità che ti permetteranno di conoscere un po’ meglio uno dei piatti più amati degli ultimi anni!

1. ORIGINI DEL SUSHI

Le più antiche testimonianze letterarie si hanno nel corso del Settecento e per la parola “sushi”, ancora oggi, vengono utilizzati kanji -i simboli del giapponese scritto- diversi in base all’area geografica. Nella zona di Osaka, quella originaria del sushi, il kanji è composto da “pesce” e “aceto”. Nasce come metodo di conservazione del pesce grazie alla fermentazione del riso e del sale, con il tempo si iniziano a mangiare pesce fermentato e riso insieme. Dopo la seconda Guerra Mondiale, a causa della penuria di cibo diviene un piatto elitario e molto costoso.

 

2. TIPOLOGIE DI SUSHI

Esistono innumerevoli tipi di sushi: storia, ingredienti e ricette variano da zona a zona. Alcuni dei più conosciuti sono:

Nigirizushi: nasce agli inizi dell’800, è composto da una polpettina di riso pressato con sopra una fettina di pesce crudo, tra i due c’è un pizzico di wasabi. L’uso del pesce crudo si diffonde in larga scala nel ‘900 grazie all’industrializzazione che permise di conservare prodotti freschi per diverso tempo;

Makizushi: cilindro di riso avvolto nell’alga, all’interno si trovano pesce o verdure. Lo spessore e quantità degli ingredienti all’interno variano da zona a zona. La versione uramaki nasce con l’esportazione all’estero, ingredienti e alga sono all’interno rivestiti di riso;

Chirashizushi: si tratta di pesce e altri ingredienti serviti su di un letto di riso dentro -tradizionalmente- una scatola laccata o, più comunemente nei ristoranti in una ciotola.

 

3. LA GLOBALIZZAZIONE DEL SUSHI

Il sushi oltrepassa i confini nazionali della sua terra d’origine dopo la seconda Guerra Mondiale quando i giapponesi si spostano negli USA per lavorare. Da subito appoggiata dal segmento di consumatori più “hippy” e ambientalisti, la sana ed esotica cucina che forniva un’alternativa alla tipica dieta statunitense a base di carni rosse, ma dovette comunque affrontare una forte creolizzazione. Ciò significa che le ricette vennero stravolte per adattarsi ai gusti locali (aggiunta di formaggi spalmabili, avocado, alga nascosa all’interno del riso) dando origine, ad esempio, al California Maki. In Europa arriva negli anni ’80, come fenomeno americano e manifestazione di lusso e alta cucina.

 

4. WOK E SUSHI BAR

Un po’ alla volta, quelli che erano locali gestiti da giapponesi per pubblico quasi esclusivamente giapponese, vengono affiancati da ristoranti che sorgono principalmente in luoghi turistici o vicino agli uffici. Questo fenomeno è incoraggiato dall’ottica del fast-food che viene applicata ad un tipo di alimenti che tradizionalmente sono di alta cucina. La versatilità del sushi che può essere consumato in un ristorante stellato -con ingredienti ricercati e di qualità- come in un all-you-can-eat -dove la parola chiave è quantità, non più qualità- è la chiave del suo successo. In Germania nacque la prima catena di ristoranti di sushi, rendendo il prodotto tanto competitivo da ottenere un fatturato pari a quello di Mc Donald o Pizza Hut.

 

 5. L’INFLUENZA DEL SUSHI IN ITALIA

Con la grande diffusione del sushi negli anni ’80, grandi chef hanno deciso di confrontarsi e reinterpretare questo piatto. Gualtiero Marchesi ad esempio afferma che l’influenza del sushi è rintracciabile in piatti dove utilizza il risone o gli spaghetti freddi, ritenendo d’ispirazione la cura del dettaglio e al tempo stesso la semplicità -tutt’altro che banale- della cucina giapponese. Questa è il perfetto incontro tra una cucina tradizionale e la modernità con il suo bisogno di dinamismo e velocità.

Moreno Cedroni riesce a sposare gli ingredienti tipici della nostra zona mediterranea con la tradizione del sushi, utilizzando sgombro, melanzane, baccalà, triglie, seppie… riuscendo a valorizzare prodotti comuni e, forse, sottovalutati.

 

Fonte: L’arte del sushi. Un viaggio gastroculturale alla scoperta del piatto simbolo della cucina giapponese e del suo mondo – S. Viti – Gribaudo Editore