Dopo la breve curiosità pubblicata in Instagram torniamo a parlare dell’etichetta di un alimento.

Come fondamento troviamo tre regolamenti europei: il 1924/2006 e il 1925/2006, entrambi modificati e mantenuti validi dal 1169/2011 che pone ordine tra la vecchia normativa abrogandola e sostituendola.

Prima di vedere obblighi e regole particolari vediamo i principi utilizzati per creare il regolamento:

 

  • La libera circolazione dei beni che caratterizza l’Unione Europea è un aspetto da non dimenticare in quanto il cibo può circolare tra gli stati membri (immaginate le discrepanze dovute a leggi diverse tra le etichette di ogni singolo stato).
  • Il diritto alla salute ed all’informazione implicano che i consumatori devono essere adeguatamente informati sugli alimenti che consumano.

 

Dal REGOLAMENTO (CE) N. 1924/2006:

  • La composizione, ovvero il profilo nutrizionale, deve essere indicata in quanto fonte di informazione su aspetti salutari critici come: grassi, zuccheri e sale.
  • Apporre limiti a slogan salutisti in etichetta in quanto possono essere fuorvianti e portare a compiere scelte senza pareri scientifici in materia.
  • Garantire che le sostanze benefiche pubblicizzate lo siano veramente.

 

 Un etichetta di cibo naturale e biologico: sappiamo che per essere biologico deve rispettare dei criteri legali ben definiti, ma cibo naturale? cosa indica esattamente? Non è un termine regolamentato e quindi lascia il tempo  che trova.

Visti un paio di principi veniamo alle regole effettive, iniziamo con una differenza tra gli alimenti preimballati e sfusi: i primi devono essere etichettati sempre mentre per gli altri sarà il singolo stato a specificare dove riportare le informazioni. E’ il caso del reparto orto-frutta del supermercato ma anche la vetrina dei preparati caldi, gli ingredienti delle lasagne di carne dove sono? Vedrete esposto solo il prezzo al kg solitamente. In Italia queste informazioni si possono trovare nel libro degli ingredienti esposto ad ogni reparto.

Le indicazioni obbligatorie sono le seguenti:

  1. Denominazione dell’alimento
  2. Elenco ingredienti, quantità netta
  3. Data di scadenza
  4. Condizioni per la conservazione
  5. Nome e indirizzo del produttore
  6. Paese di origine
  7. Istruzioni per l’uso se necessarie
  8. La % di alcool se superiore a 1,2 ( ad esempio il pan bauletto trattato con alcool non deve riportare la quantità ma lo deve indicare come ingrediente )
  9. Dichiarazione nutrizionale.

 

 

 

Passiamo alle eccezioni e specifiche di questi punti:

 

  • Il paese di origine comprende non solo il prodotto finito, che potrebbe essere dove vengono assemblati gli ingredienti, ma anche l’origine del componente principale e nel caso della carne il luogo di nascita, allevamento e macellazione.

Esempio: La provenienza del grano nella pasta secca confezionata e le origini delle olive impiegate per l’olio.

 

 

  • L’elenco di ingredienti può avere delle quantità e queste devono esserci sempre quando l’ingrediente: figura nel nome oppure è evidenziato nell’etichetta mediante parole, immagini o una rappresentazione grafica; oppure è essenziale per distinguere il prodotto da quelli per cui potrebbe essere confuso a causa della sua denominazione o del suo aspetto.

Esempio: Scatola di “Biscotti Dolci” con in copertina l’immagine del latte ed il simbolo di un alveare dovranno averne la quantità ma anche i wurstel di pollo dovranno dichiarare la percentuale.

 

  • Gli alcolici con tasso superiore a 1,2% non sono tenuti a rispettare due punti dell’indicazione obbligatoria, ovvero elenco degli ingredienti e valori nutrizionali. Come mai l’esenzione?

Su questo punto del regolamento bisogna mettere luce, partendo dalla quantità di calorie negli alcolici che è molto elevata, 7 kcal per 1 g di alcol mentre lo zucchero ne ha 4. Capiamo subito quanto sia elevato l’introito con un paio di bicchieri di superalcolici, mentre per il vino e la birra questo numero rimane molto basso a causa della % di alcool su litro inferiore.

Inoltre la questione ingredienti riguarda l’attuale sistema nazionale, ad esempio in Italia non è possibile aggiungere zucchero al mosto ma in altri stati questo è in parte concesso. I super alcolici poi che ingredienti hanno? Da alcune parti si possono fare in un modo più permissivo rispetto a zone più prestigiose e regolamentate, tutto questo genera malcontento nei produttori che vedrebbero comparire nelle etichette informazioni poco attraenti ai fini di marketing. Allo stato attuale c’è una spaccatura tra la fazione che vuole tutto in etichetta e quella che cerca di tenerla al riparo da occhi indiscreti.

Il regolamento prevedeva una relazione sull’ argomento per fine 2016 che è arrivata in ritardo di mesi, le proposte dell’industria sono state respinte perché non erano soddisfacenti per tutti e nel 2018 l’Unione ha dato una stretta alla questione con l’obbiettivo di tutelare i cittadini comunitari.

Seguiremo come si svilupperà la faccenda nel futuro.