Vi racconto la mia prima esperienza da Food Writer…

Venerdì 25 Ottobre ho partecipato a una cena molto particolare a tema Autunno, organizzata dalla docente di giornalismo enogastronomico, Maria Grazia Villa, università di Parma.

La cena, a base di cucina veg, si è tenuta presso il ristorante Apriti Sesamo, Parma.

 

La consegna era molto semplice: 5 portate, ognuna dedicata a un senso, per ogni piatto scrivere secondo le indicazioni.

Ora vi spiego!

Il menù, concordato con Maria Grazia, esperta di Food Writing, era stato scelto apposta per facilitare l’associazione cibo-senso.

 

Per capire meglio, continuate a leggere…vi racconterò la mia esperienza sensoriale!

 

PRIMA PORTATA: cocktail millesimato con Aloe e assaggi di pizza gluten free

SENSO: olfatto

CONSEGNA: scrivi uno Slogan sul cocktail!

Prima di assaggiare mi sono soffermata sull’olfatto.

Invece di darmi una sensazione autunnale, di bosco, questo cocktail mi ha ricordato il mare perché l’odore era frizzantino, simile a quello del Moscow Mule. Mi sono immaginata un aperitivo in spiaggia, col sole che tramonta, e l’aria che finalmente inizia a pungere sulla pelle!

Lo slogan che ho inventato è questo: “Aria di mare d’autunno, la senti?

SECONDA PORTATA: Crudità d’autunno

SENSO: tatto

CONSEGNA: descrivi il piatto in modo sensuale/hot.

Ecco, qui arriva la parte interessante e personalmente quella più difficile, non tanto per la scrittura erotica, ma per il fatto che le verdure crude nel piatto erano tante, e avrei scritto troppo. Il tempo disponibile per descrivere il piatto era di circa 15 min e quando Maria Grazia ha detto “Dai, chi si offre per leggere?” io ho guardato il mio foglio ed ero arrivata solo al terzo ingrediente!

Vorrei comunque condividere con voi lettori il mio elaborato, anche se incompleto: “Vellutato come un corpo femminile, nudo e crudo, lì davanti a te per essere assaggiato. I chicchi rossi di melograno sono turgidi e spiccano sul bianco candido del finocchio, sodo e dolcemente incurvato come il seno della tua donna, freddo, che aspetta di essere scaldato col palmo della tua mano, per poi essere morso con la tua bocca umida.” ECCO, mi sono fermata qui…potrei comunque fare una sorta di esercizio adesso e provare a continuare, ma scriverei davvero tanto!

Non vi meritate questa tortura.

TERZA PORTATA: avena con cavolo nero, chips di Topinambur e salsa di rape rosse

SENSO: gusto

CONSEGNA: descrivi il piatto a un extraterrestre.

Sembra facile, ma non lo è! Bisognava essere in grado di spiegare i nostri gusti a qualcuno di totalmente estraneo, sarebbe stato inutile dire “la spruzzata di salsa di soia era salatissima”. Quindi ho provato a paragonare le mie sensazioni gustative a esperienze del mondo extraterrestre e questo è quello che ho creato:

“Conosci gli anelli di Saturno? No? Che da lontano sembrano tangibili e compatti, ma invece appena li guardi da vicino capisci che sono solo frammenti di meteoriti che fluttuano nel nulla? E che se provi a toccarli ti svaniscono dalle mani?”

Questo è quello che ho provato durante la mia degustazione, si capisce che il piatto non mi è piaciuto? A vederlo sembrava davvero buono, era scenico e d’impatto, ma in bocca non sapeva di niente, aveva una consistenza budinosa e le chips non croccavano e ti lasciavano in bocca un retrogusto di olio esausto!

Insomma questo piatto è stato la pecca della serata.

QUARTA PORTATA: zucca in 3 consistenze con semi e frutta secca a guscio

SENSO: udito

CONSEGNA: fai un parallelismo con un genere musicale o un brano

Udite, udite…anche il cibo ci sussurra qualcosa. In tutte le degustazioni vere e proprie l’udito è uno dei primi parametri presi in considerazione, ah si? Beh non lo sapevo neanche io, eppure ci è stato spiegato che un piatto ha tanto da raccontarci tramite i suoni. Prima di svelarvi cosa ho scritto a riguardo voglio spiegarvi il piatto, così sarà più facile capire cosa mi è passato per la testa.

La prima consistenza era quella della zucca tagliata sottile e marinata, a ogni morso scrocchiava sotto i denti, era bella soda e “rumorosa”, la seconda era una dolce passata di zucca, delicata e vellutata, la terza era rappresentata da tocchi di zucca al forno, con uno strato abbrustolito fuori e un cuore tenero all’interno, infine la poca frutta secca presente scoppiettava in bocca “una tantum”.

Ora, mettetevi le cuffie e leggete: “prendi la base martellante della techno, quella che fa Bum Bum Bum Bum Bum, ora fissaci sopra un vocalizzo femminile melodico, ma deciso. Infine, alla fine di ogni ottava, aggiungi uno Sciaffff dei piatti della batteria! Voilà”

ULTIMA PORTATA: muffin di carote e mandorle con crema di cachi e chicchi di melograno

SENSO: vista

CONSEGNA: mostra il piatto senza spiegarlo.

Premetto che è stata una consegna che mi ha lasciata perplessa, in che senso “mostra il piatto senza spiegarlo”?

In pratica dovevamo rendere l’idea del piatto senza dire “c’è un tortino alla carota”.

Ci ho provato e in realtà non è stato molto difficile: “Sono le 17.30 di pomeriggio, è ora di merenda e nello studio artistico di Mondrian c’è una tela dipinta. Non ha i classici colori che l’artista è solito usare, al posto del blu, del giallo e del nero ci sono colori caldi e autunnali; fuori dalla finestra i bambini stanno già iniziando a fare dolcetto o scherzetto.”

   

Per concludere posso solo dire che l’esperienza è stata molto educativa e divertente, sarà sicuramente da ripetere.

Il costo era di 25€, acqua e the Bancha a rametti compresi, personalmente la qualità della cena era più bassa del prezzo stabilito, ma l’esperienza valeva anche di più!

Nulla da togliere alle scelte e all’amore per la filosofia veg della padrona del ristorante!

Piccola critica: invito il personale di Apriti Sesamo a portare più rispetto per la clientela e a non sottovalutare le conoscenze culturali degli ospiti (siamo stati trattati come dei bambini che entrano in un ristorante per la prima volta).

Spero di essere riuscita a spiegare al meglio i piatti seguendo le consegne, vi invito a lasciare un commento con il vostro parere!