La filiera è il percorso che segue un prodotto nel mondo dell’agroalimentare e che coinvolge diversi agenti (imprese e aziende). Oggi vorrei concentrarmi sulla filiera corta o diretta che negli ultimi anni ha riscontrato molto successo e incontrato l’interesse di molti consumatori.

Questo tipo di canale di distribuzione trova maggiore applicazione nel settore di alimenti freschi come ortaggi e frutta. È caratterizzato dalla presenza di pochissimi operatori, nel caso della filiera diretta solo produttore e consumatore, nel caso della filiera corta si inserisce invece un terzo soggetto intermediario. In questi casi le forme di distribuzione sono negozi di proprietà dei produttori, vendite a domicilio o via internet, macchinette automatiche (nel caso del latte), gruppi di acquisto dei consumatori (il gruppo d’acquisto è un insieme di consumatori che compera un determinato tipo di merce direttamente dal produttore senza passare per vie intermedie per abbattere i costi).

Generalmente si hanno numerosi vantaggi sia per il produttore (ricavi equi, contatto diretto con il consumatore, investimento minimo, possibilità di vendere anche piccole quantità di prodotto) che per il consumatore (prezzo vantaggioso, possibilità di acquistare prodotti locali e di stagione, capacità di supportare produzioni tradizionali). Da un punto di vista più ampio questo tipo di filiera porta vantaggi anche alla società e all’ambiente attraverso la riduzione di traffico e inquinamento.

In questo concetto si inserisce il “km 0” ovvero l’idea di fare compravendita di prodotti (in genere agricoli) facendogli percorrere il minor numero di chilometri possibile. Oltre ai vantaggi legati alla diminuzione delle emissioni, attraverso il “km 0” si sviluppa nel consumatore una conoscenza più profonda del proprio territorio e dei prodotti che può offrire, sostenendo l’economia locale e la sopravvivenza di prodotti di nicchia.

Il Veneto è stata la prima regione ad approvare la legge per i prodotti a chilometri zero (per essere tali possono percorrere al massimo 70 km) ed ha avviato un progetto che include mense, chef e grande distribuzione che dovrebbero proporre al consumatore questo tipo di prodotti.

Considerando i nostri consumi è però difficile sostituire tutti i prodotti alimentari classici con quelli a “km 0” anche se negli anni si sta instaurando un rapporto tra grandi distributori (supermercati) e produttori locali, che nei primi possono trovare un importante appoggio per commercializzare i propri prodotti. Dal 17 ottobre 2018 è in vigore la legge che tutela prodotti a” filiera corta” e a “km 0” istituendo inoltre due loghi utili ad identificare con facilità questi prodotti e a garantirne le qualità che li contraddistinguono.

Ognuno di noi può quindi, con pochi e semplici accorgimenti, sostenere la propria economia locale ed aiutare l’ambiente senza per forza stravolgere le nostre abitudini.