Sintomi di FILLOSSERA su Vite Americana

Molte carestie hanno colpito la società nell’arco della sua storia, alcune brevi e passeggere, talune hanno spinto le sue vittime sull’orlo dell’estinzione mentre altre hanno colpito un settore soltanto; Xylella e ulivi salentini rappresentano il caso più recente giunto alla cronaca dove una specifica pianta sta vivendo una crisi pericolosa e di difficile soluzione ma nella storia recente una ben più grave minaccia ha,letteralmente,smosso la terra di tutta la Europa: 200 anni fa la Vitis Vinifera, la pianta del vino, ha rischiato la morte totale in tutto il vecchio continente.
Tutto ebbe origine dall’importazione di esemplari di vite Americana, una specie diversa dalla nostra, che segretamente portò un ospite indesiderato: la Fillossera della vite. Questo parassita colpiva le viti in amerca danneggiandone l’apparato fogliare ma in europa non era esisteva, era un piccolo alieno pronto a divorare la pianta per riprodursi.
A differenza delle viti d’oltreoceano che avevano sviluppato una sorta di resistenza all’attacco della Fillossera, le viti nostrane erano “impreparate”.
Libri dell’epoca ci permettono di inquadrare il problema con gli occhi del vignaiolo ottocentesco: viti apparentemente sane spettevano gradualmente di produrre frutti sino alla morte ed è questa caratteristica che rese il tutto più difficile; prima di trovarsi la pianta morta ed insospettirsi non c’erano altri indizi.
La Vitis Vinifera viene attaccata alle radici dove il parassita si stanzia e banchetta voracemente, un male che si generava sottoterra, nel buio come i nostri tris-nonni. Dapprima non sapevano cosa accadesse per poi trovarsi con un parassita sconosciuto ed una pianta senza radici, generazioni di lavoro sparito. Ci vollero anni prima di comprendere a pieno il ciclo vitale della Fillossera( diverso da quanto accadeva nella vite americana).
Varie soluzioni furono cercate e si notò la resistenza di alcuni vitigni situati in terreni sabbiosi, dove la fillossera non riesce a svilupparsi bene; ma anche la soluzione più ovvia quando si ha di fronte un essere vivente venne praticata: intere vigne furono allagate per asfissiare il parassita invisibile. Altri inniettarono veleno vicino agli apparati radicali, si cercò di tutto.La disperazione era tanta e la minaccia, oltre ad essere insidiosa, sembrava non conoscere fine.
Immaginate cosa poteva accadere ad una povera vite piantata in un terreno pieno di parassiti, il suolo era maledetto, la pianta moriva nuovamente. Nei primi 50 anni dal suo arrivo nel vecchio continente la malattia era virtualmente ovunque, attendendo le prime scoperte il settore era in ginocchio e non sempre così recettivo delle informazioni diffuse.

Gli studi proseguirono, un esempio nell’immagine accanto. 

A seguito dell’individuazione di quei vitigni che non cedevano al parassita qualcosa si mosse e venne la svolta del settore enologico mondiale, quel punto a cui alcuni fanno risalire la viticoltura moderna. Tanto grande quanto semplice, scontata quasi.
“Se non si comprende l’origine del male è impossibile curarlo.”
Questa frase introduce perfettamente la soluzione: il parassita giunse insieme alla vite Americana che presentava sintomi sulle foglie lasciando intatte le radici, esattamente il contrario della vite Europea.
Utilizzando il principio dell’innesto, tra apparato radicale di specie Americana e quello fogliare Europeo, si ottenne una pianta resistente alla Fillossera e si aprì l’epoca degli incroci.