ESSERE CELIACA,  LA MIA  MALATTIA.


Ho scoperto di soffrire di celiachia in modo inaspettato, non ho mai avuto sintomi che mi facessero sospettare qualcosa. Un paio di anni fa consultai una dietologa (per aiutarmi a creare un regime alimentare più sano) che mi prescrisse delle analisi del sangue di routine e da queste emersero dei valori che non rientravano nella norma, in particolare le IgA (Anticorpi anti Transglutaminasi, uno dei tre indicatori della celiachia) avevano valori altissimi.
Da qui proseguii con ecografia e gastroscopia che confermarono la diagnosi di morbo celiaco con lesioni di tipo 2 secondo la classificazione di Marsh. Per me fu una notizia piuttosto pesante, avevo dedicato anni alla mia formazione in un ambito per me appassionante come la cucina -e mi stavo preparando a dedicarne altri, con l’Università- e pensare che gran parte dei settori del food, soprattutto da noi dove la pasta ed i prodotti da forno sono alla base dell’alimentazione, mi sarebbero stati preclusi mi ha sconfortata molto. L’unico modo per un celiaco di stare bene è non mangiare glutine.
Ho dovuto cambiare molto il mio modo di mangiare perché, per quanto esistano prodotti sostitutivi gluten free di quasi tutti gli alimenti classici, hanno gusto e consistenza molto diversi da quelli a cui siamo abituati. Più che il mangiare di tutti i giorni ciò che mi ha creato più problemi è stato il “mangiare sociale”: le pizze con gli amici, un’uscita per una birra, l’avere una scelta molto ristretta nei ristoranti e il vedere le altre persone al tavolo con me mangiare piatti invitantissimi e non poterli assaggiare. I viaggi costituiscono un altro problema, non sempre si riescono a trovare posti che facciano gluten free, soprattutto se si vuole cercare dello street food.
Altro grande problema che ho dovuto affrontare è quello dei buoni per acquistare prodotti gluten free che vengono rilasciati dallo Servizio Sanitario Regionale e permettono di comprare prodotti selezionati da rivenditori convenzionati. I miei sono stati rilasciati dall’AUSL Romagna ma studiando a Parma che, per quanto sia nella stessa regione è sotto un’AUSL diversa, ho avuto dei problemi a trovare negozi in cui poterli spendere. Infatti, ogni AUSL o ASL ha convenzioni con negozi diversi e non sempre -quasi mai in realtà- si riescono ad utilizzare i buoni fuori dalla propria città. Inoltre, vengono rilasciati in forma cartacea quindi scomodi da portare sempre con sé e vanno utilizzati per un minimo di spesa superiore all’importo di uno dei buoni (per me significa spendere almeno 25€ e per ogni mese ho quattro buoni dall’uguale importo).
Con il tempo però mi sto abituando alla mia nuova dieta e avere vicino persone che fanno attenzione ai miei bisogni è molto di conforto. Altro pensiero che mi tira su il morale riguarda invece i miei studi ed il mio futuro: come ho scritto sopra, appena ricevuta la mia diagnosi mi sono preoccupata riguardo le mie possibilità lavorative ma, andando all’Università (frequento Scienze Gastronomiche) ho capito quanto infinitamente grande sia il mondo del cibo e tutto ciò ad esso legato. Questo mi ha reso sicura di poter trasformare la mia passione -per il cibo e per tutto ciò che lo riguarda- in lavoro, come ho sempre desiderato.