L’arte è dove c’è il bello, l’arte è maestranza creatrice di capolavori ma è anche un veicolo con cui si esprimono emozioni e concetti e con cui alcuni dichiarano la propria ribellione al mondo che li circonda, il proprio anticonformismo.
L’arte delle immagini, dipinte e scolpite, è quella che regala sensazioni indimenticabili agli occhi di chi l’apprezza ed è via per sfogare la pulsione creativa per chi la crea.
Certi artisti tendono a venir assorbiti dalla loro stessa arte, a vivere nell’arte, con la conseguenza di applicarla e manifestarla attraverso vari mezzi e momenti della vita quotidiana, prima tra tutti la cucina.

La tavola artistica che viene mostrata non è quella di famosi cuochi innovatori, per tecniche o vedute, decorazioni mozzafiato, cuochi e pasticceri di abilissima maestranza che non avevano, ed hanno, nulla da invidiare ad architetti e scultori del loro tempo; questa è la tavola immaginata e vissuta da alcuni dei più grandi rappresentanti del mondo pittorico, cucina a volte bizzarra, eccentrica, ma anche innovativa e geniale; che fosse l’estro eccentrico a guidare questa applicazione dell’arte, oppure lo spirito del movimento artistico di appartenenza a richiederlo, altre ancora era l’amore per la tavola e la buona cucina a farlo.

C’era chi, già da piccolo, aveva scoperto un amore destinato a durare per tutta la sua vita e che lo vide pubblicare in età avanzata un autentico capolavoro artistico-culinario. Di questo diceva:

“Les dîners de Gala è dedicato esclusivamente ai piaceri del gusto. Se siete uno di quelli che calcolano le calorie e trasformano le gioie del cibo in una forma di penitenza, chiudete subito questo libro; è troppo vivace, troppo aggressivo e troppo impertinente per voi” (Salvador Dalí)

Salvador Dalì, tramite Les dîners de Gala del 1973, con la sua cucina surrealista è un esempio celeberrimo di quello che una mente artistica eccelsa possa apportare all’infinito mondo della tavola: gusto, vista ed estro in un sodalizio destinato a portare la cucina alle luci odierne della ribalta.

Tuttavia questo esempio non fu il primo del suo genere. Noi italiani con il movimento futurista fummo impegnati in prima linea. Era il 1931  quando dalla penna di Marinetti venne redatto e pubblicato il manifesto della cucina futurista. Un testo ricco di precetti da applicare al mondo alimentare per rivoluzionarlo secondo i moderni canoni, esaltava e quasi desiderava un particolare tipo di ottica culinaria e societaria, in questo era ben chiaro:


Culto del progresso e della velocità, dello sport, della forza fisica, del coraggio
temerario, dell’eroismo e del pericolo, contro l’ossessione della cultura,
l’insegnamento classico, il museo, la biblioteca e i ruderi. – Soppressione delle
accademie e dei conservatori.
”  – estratto dal manifesto politico futurista.

Questo breve passaggio del manifesto riassume la grande parte del pensiero culinario futurista, che altro non era che un applicazione di questi precetti.

 “Invitiamo la chimica al dovere di dare presto al corpo le calorie necessarie mediante equivalenti nutritivi gratuiti di Stato, in polvere o pillole, composti albuminoidei, grassi sintetici e vitamine”.
 – manifesto della cucina futurista

Ed ecco infine una summa rappresentata dal pranzo futurista perfetto in un estratto dal manifesto:

“Il pranzo perfetto :

1) Un’armonia generale della tavola

2) Vivande sempre originali

3) L’invenzione di complessi plastici saporiti, la cui armonia originale di forma e colore nutra gli occhi ed ecciti la fantasia prima di tentare le labbra

4) L’abolizione della forchetta e del coltello per i commensali

5) L’uso dell’arte dei profumi per favorire la degustazione

6) L’uso della musica limitato negli intervalli tra vivanda e vivanda “

Ma ancora, sempre dal manifesto della cucina futurista:

“Crediamo anzitutto necessaria:
L’ abolizione della pastasciutta, a
religione gastronomica italiana”

Questi punti, alcuni buffi e curiosi – quasi assurdi – celano però una visione in linea con i tempi odierni. La cura visiva per la bellezza del piatto, la sperimentazione multisensoriale di profumi e suoni per accompagnare i piatti sono elementi che caratterizzano alcune tra le migliori tavole di ristoranti moderni. Se ora il riferimento arriva a Massimo Bottura ed il suo profumo di ossa bollite, distillato e nebulizzato per accompagnare il servizio di un piatto, successivamente si incontra Gualtiero Marchesi con il suo famosissimo Dripping di pesce. Piatto che riporta direttamente ai quadri di Pollock, arte in cucina, cucina con arte, ma anche cucina dell’artista.

Questo artista fu un grande del convitto, invitare amici nella sua casa di ritiro e preparare, con l’aiuto della moglie, gustosissimi piatti che ricevevano grande apprezzamento dagli ospiti. Ne è testimonianza un dimenticato libro di ricette personali dell’artista scoperto in questo secolo dalla nipote Francesca Pollock, edito e pubblicato ha visto anche una mostra fotografica a roma nel 2015 dove numerosi chef si sono messi alla prova per realizzare fedelmente le ricette riportate nel libro:’ A cena con Jackson Pollock ‘.

Gualtiero Marchesi fu ispirato dall’arte visiva creata da questo artista e ne trasse spunto, maestro in questo. In un intervista datata 07,11,2015 alla Gazzetta di Parma veniva citato Henri de Toulouse-Lautrec, un artista ai più ignoto ma dal grande valore poliedrico, fu autore a fine 1800 dei celebri manifesti del Moulin Rouge quando l’arte grafica pubblicitaria stava vivendo la sua alba.

Questo artista, pittore, grafico, aristocratico, in 37 anni di vita fu anche gastronomo. Il suo ricettario personale Venne pubblicato postumo dall’amico Maurice Joyant, contiene alcune preparazioni davvero curiose come, ad esempio, la maionese di cioccolato.

“Maionese di cioccolato”:

“Mettete quattro tavolette di cioccolato in una casseruola assieme a pochissima acqua e fatele liquefare a fuoco molto basso. Aggiungete quattro grandi cucchiaiate di zucchero in polvere, mezza libbra di ottima burro, quattro tuorli d’uovo e mescolate con cura. Lasciate raffreddare, ed avrete una pasta omogenea. Battete le chiare a neve fermissima e mescolate alla pasta rimestando”
La cucina di monsieur Momo

 

Questi e tanti altri gli artisti che nel tempo hanno tentato di influenzare, correggere o stravolgere la cucina dell’epoca con le loro vedute. Ricordiamo anche Marcel Duchamp, celeberrimo appassionato di cucina e l’episodio di cucina cubista di Apollinaire. Che siano state idee campate per aria, vedute lungimiranti e rivoluzionarie, sicuramente hanno lasciato un segno, anche se non facile da scorgere, in quello che noi oggi chiamiamo cucina.